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Fiepet-Confesercenti: “La riduzione a tre delle rate della tassa rifiuti penalizza i pubblici esercizi, il Comune ci ripensi”

11 gennaio 2018

Torino, 10 gennaio 2018 – Fiepet, la federazione dei pubblici esercizi della Confesercenti, è intervenuta con un comunicato stampa sulla decisione del Comune di dimezzare (da sei a tre) le rate della Tari. Il comunicato – che pubblichiamo di séguito – è stato ripreso stamattina da CronacaQui, TorinOggi e Agp. La Stampa ha invece riportato soltanto la posizione del Comune: per questo, oggi Fiepet ha scritto al giornale la lettera che riportiamo dopo il comunicato.

Ovviamente, al di là dei pur doverosi interventi sugli organi di informazione, attendiamo che il Comune convochi il tavolo Tari (e non solo per questa questione specifica) e che risponda alla richiesta di ripristinare le sei rate.

 

>> IL COMUNICATO STAMPA

“Un provvedimento che non solo penalizza i pubblIci esercizi, ma che rischia di ottenere effetti contrari a quelli che si propone”: così Fiepet-Confesercenti, la federazione dei pubblici esercizi, commenta la decisione del Comune  di Torino di dimezzare da sei a tre le rate di pagamento delle tassa rifiuti (Tari). “Si tratta – dice Fulvio Griffa, presidente della Fiepet-Confesercenti – di un impegno pesante, specialmente in vista della prima rata, per una imposta che a Torino è fra le più più alte d’Italia: per un ristorante siamo sui 42 euro al metro quadro, compresi bagni, cucine e altri locali, non solo l’area dedicata alla somministrazione. Le sei rate consentivano almeno di sopportare meglio questo onere”. Per questo Fiepet-Confesercenti chiede al Comune di ritornare sui propri passi e di ripristinare le sei rate: “Una richiesta – spiega Griffa – che riteniamo non solo ragionevole in considerazione delle difficoltà delle categorie del commercio, ma anche dal punto di vista degli stessi obiettivi del Comune. Il rischio, infatti, è che la riduzione delle rate invece che razionalizzare e incrementare la riscossione della tassa, faccia aumentare – a causa delle difficoltà dei contribuenti –  ritardi e more. Chiediamo al Comune – conclude Griffa – la convocazione del ‘tavolo Tari’: ancora una volta, infatti, siamo di fronte a un provvedimento assunto senza alcuna consultazione con le categorie interessate”

 

>> LA LETTERA A “LA STAMPA”

L’articolo pubblicato questa mattina sulla Stampa a firma di Miriam Massone a proposito della Tari necessita, a nostro avviso, di alcune precisazioni. Ciò al netto della valutazione critica che, come associazione di categoria, abbiamo dato della decisone assunta dal Comune di Torino di ridurre da sei a tre le rate di pagamento della tassa. Nel merito ci teniamo a precisare quanto segue.

1. Il reale costo Tari indicato nell’articolo (la quota fissa) è ben lontano da quello reale: nel caso di un ristorante, ad esempio, sfiora i 42 euro.

2. l Comune di Torino non applica il principio “chi più inquina più paga”: questo principio è correttemente applicato – ad esempio e per rimanere nel Torinese – nel comune di Settimo, dove è prevista una quota – uguale per tutti – di finanziamento del servizio più una quota variabile commisurata all’effettiva quantità dei rifiuti conferiti. A Torin il paramentro è invece la metratura, con il paradosso che la tariffa viene, per di più, applicata a tutte le superfici del locale, non solo quelle adibite alla somministrazione: ciò fa significativamente lievitare il costo, anche del 30/40%.

3. Non risulta che la Corte dei Conti si sia occupata del numero delle rate, limitandosi a segnalare la necessità di correggere squilibri di cassa. Spetta poi al Comune mettere in atto le misure opportune: dunque, quella della riduzione delle rate è solo una delle possibili scelte, non un percorso obbligato.

4. Vorremmo, infine, capire come il Comune possa affermare che il 48,6% di bar e ristoranti non ha pagato la Tari 2017: chi ha deciso di rateizzare è considerato fra i “non paganti”? Appare difficile immaginare che la metà dei locali torinesi non abbia bisogno – per limitarci a situazioni banali – di un autorizzazione per un dehors, o per piazzare un impanto di illuminazione, o per installare una insegna: tutte cose che non verrebbero concesse in caso di morosità.

5. In ogni caso, quella della riduzione delle rate non ci pare la soluzione a questo problema e – anzi – rischia di aggravarlo. Se il Comune – come è suo diritto/dovere – vuole perseguire l’evasione, lo faccia con altri strumenti senza penalizzare un’intera categoria e – all’interno di essa – proprio quanti sono sempre riusciti ad assolvere ai loro obblighi di contribuenti grazie alle sei rate, che a suo tempo furono individuate proprio per questa finalità.