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Gisella Facta: «Enasarco, è ora di cambiare. Colleghi agenti, non gettiamo via l’occasione di voltare pagina». Intervista alla presidente della Fiarc sulle prossime elezioni

07 Gennaio 2020

Presidente Facta, sgombriamo subito il campo da un possibile equivoco: la Fiarc sull’Enasarco ha cambiato fronte?
«No, il nostro fronte è sempre lo stesso: la difesa del futuro pensionistico degli agenti e quindi la battaglia per un profondo cambiamento dell’Enasarco».
Gisella Facta, presidente dalla Fiarc di Torino è la capolista di «Fare presto e fare bene» la lista unitaria alla quale hanno dato vita la stessa Fiarc, Federagenti e Anasf (l’associazione dei consulenti finanziari) in vista delle elezioni che porteranno al nuovo consiglio di amministrazione dell’Enasarco (in alto il simbolo).
«Se l’equivoco si riferisce al fatto che alle elezioni di quattro anni fa eravamo parte di un altro schieramento – dice – la spiegazione è molto semplice: per continuare con la metafora, ci siamo accorti strada facendo che il fronte su cui eravamo attestati non ci consentiva di muoverci efficacemente e che per di più eravamo spesso vittime del ‘fuoco amico’».
Fuori di metafora?
«Beh, la storia di questi quattro anni ha dimostrato che all’Enasarco è cambiato ben poco in termini di gestione e di trasparenza, che uno dei più forti ostacoli al cambiamento era rappresentato dai nostri vecchi partners e che abbiamo dovuto assistere alla stranezza (per non dire altro) di un presidente, eletto anche con i nostri voti, il quale faceva comunicati stampa non per dare le spiegazioni che gli venivano chieste, ma per attaccare alcuni consiglieri di amministrazione: per questo parlo di ‘fuoco amico’».
Ma la Fiarc ha un rappresentante nel consiglio di amministrazione.
«Uno solo, appunto. Quello che potevamo fare lo abbiamo fatto, votando per ben due volte contro il bilancio e segnalando puntualmente ciò che non andava. Ma non siamo riusciti a incidere».
Perché?
«C’era un programma elettorale della coalizione di cui facevamo parte, ma è stato completamente disatteso: in queste condizioni che cosa potevamo fare? Potevano girare la testa dell’altra parte e accomodarci a gestire pure posizioni di potere, oppure dire no in nome delle difesa della categoria e della necessità di garantire un futuro all’Enasarco. Abbiamo scelto questa seconda strada».
È nata così la lista unitaria?
«Sì, è nata da una convergenza che si è via via realizzata nel lavoro all’interno del Cda e da valutazioni sempre più coincidenti sui problemi concreti: le nostre associazioni venivano da percorsi diversi, tuttavia quando si esprimono sempre più spesso opinioni simili e si vota allo stesso modo non su minuzie ma sullo stesso bilancio della Fondazione, l’alleanza diventa naturale».
Un’alleanza benedetta dai «poteri forti», è l’accusa, qualunque cosa ciò significhi.
«Sì, lo dicono gli stessi che da sempre hanno avuto in mano l’Enasarco, con i bei risultati che vediamo, mentre Fiarc, Federagenti e Anasf non hanno mai governato l’Enasarco. Però è vero, un potere forte lo rappresentiamo: quello delle migliaia di agenti che speriamo ci diano la forza per cambiare tutto».
Vasto programma, direbbe qualcuno…
«Ma necessario. La nostra lista ha grandi ambizioni:vogliamo vincere e avere la maggioranza per governare l’Enasarco, che ha bisogno di una svolta netta nelle persone, nella gestione e nei programmi. Chiediamo ai tanti colleghi sfiduciati dalla gestione di questi anni di darci la forza per cambiare».
Qual è l’Enasarco che immagina?
«Intanto un Enasarco che finisca sui giornali per le buone cose fatte a favore degli agenti e non per gli scandali che si sono succeduti durante questa consiliatura. Prenda la rassegna stampa di questi ultimi anni e veda quanti articoli siamo stati costretti a leggere su vicende quanto meno opache o discutibili e quanti, invece, su iniziative di risanamento vero».
Li hanno letti anche gli agenti.
«Infatti, e ciò genera sfiducia e preoccupazione. Sfiducia nei giovani, che ormai considerano l’Enasarco una delle tante gabelle da pagare per lavorare ma non credono di poter avere un giorno la pensione; preoccupazione per i più anziani, che hanno versato tanti contributi e che vorrebbero la tranquillità per il futuro».
Siamo ancora in tempo per invertire la rotta?
«Sì, la nostra lista ci crede. Ma, come dice lo slogan, bisogna fare presto e bene. Fare presto perché più passa il tempo e più la situazione si aggrava. Fare bene, perché non bisogna mai dimenticare che l’Enasarco è al servizio degli agenti».
Ovvio, no?
«No, in questi anni ce lo si è dimenticato: l’unica cosa che sono stati capaci di fare è stato l’aumento di contributi e massimali: il che non ha risolto i problemi di bilancio, né ha costruito una prospettiva credibile per l’Enasarco».
Che cosa intende dire?
«Che dovremo impegnarci in un intervento a largo raggio affinché l’Enasarco non solo possa essere risanato, ma le sue attività siano calibrate sulla base delle esigenze di una categoria in profonda trasformazione: i dati ci dicono che il numero degli agenti sta diminuendo, così come il contributo medio di ciascun agente. Problemi epocali, rispetto ai quali scelte radicali non ne abbiamo viste. A volte si ha l’impressione che manchi la consapevolezza della posta in gioco. Se abbiamo bocciato due bilanci non è stato soltanto per i numeri in sé, ma per la drammatica mancanza di prospettive dell’attuale gestione della Fondazione».
Dunque, come intervenire?
«A Milano, lo scorso 15 novembre in occasione della presentazione della lista, abbiamo illustrato una traccia di programma che amplieremo e definiremo con il contributo di chiunque voglia proporre idee e contributi. Gli agenti devono sapere che se governeremo noi l’Enasarco interverremo in modo deciso sui nodi che finora non si è saputo o voluto sciogliere».
Ne indica qualcuno?
«Mi limito a un elenco per titoli: l’inefficienza della gestione interna, il mancato allargamento della base contributiva, i tanti denari non impiegati del fondo assistenza, lo scarso rendimento del patrimonio immobiliare, la discutibile gestione finanziaria, il problema dei cosiddetti ‘silenti’, cioè dei tanti che hanno versato meno di 20 anni di contributi e non avranno la pensione. Di tutto ciò ci si sarebbe dovuti preoccupare e invece si è soltanto pensato ad aumentare i contributi per tappare i buchi. E poi mi lasci ricordare un’altra esigenza, direi addirittura preliminare rispetto a tutto il resto».
Quale?
«La trasparenza. Se gli agenti ci daranno fiducia, apriremo gli armadi chiusi da troppo tempo. Tutti, nessuno escluso».
Tutto giusto. Ma perché gli agenti dovrebbero credervi? Non sono state troppe le delusioni in questi anni?
«L’obiezione è fondata. L’ho già accennato: la categoria è sfiduciata e disorientata: anche io faccio l’agente e parlo con i colleghi e so benissimo come la pensano. Ma appunto da collega voglio dire loro solo questo: la nostra lista non chiede cambiali in bianco; non abbiamo responsabilità per il passato e abbiamo puntualmente denunciato le tante cose che non andavano. E in ogni caso, chi vota dovrebbe pensare che lo fa prima di tutto per sé».
In che senso?
«Nel senso che votare significa lanciare un segnale ben preciso: che si vuole dall’Enasarco una gestione corretta, trasparente ed efficiente. Gli agenti versano i contributi: hanno il diritto – ma vorrei dire il dovere – di chiedere conto dell’uso che se ne fa. Chiunque di noi investa il proprio denaro non chiede forse notizie e risultati dell’investimento al proprio consulente finanziario? Perché noi agenti non siamo altrettanto rigorosi con il nostro ‘investimento’ nell’Enasarco? Dovremmo anzi esserlo di più, visto che il versamento dei contributi non è una scelta, ma un obbligo».
E invece?
«E invece gli agenti in questi anni hanno mostrato poco interesse e poca attenzione. Lo so che non è un discorso popolare, specie per chi chiede il voto per una lista. Ma sono sicura che i colleghi e le colleghe capiranno. E allora dico loro: il numero dei votanti alle scorse elezioni è stato inaccettabilmente basso. Come potremo pretendere efficienza e rigore, se noi per primi ci disinteressiamo delle vicende del nostro ente previdenziale? E come potremo chiedere alla politica di fare la propria parte se con i nostri comportamenti dimostriamo di non voler contare? Per questo richiamo i colleghi a un atto di responsabilità: informatevi sulle opzioni in campo, scegliete, andate a votare. Aiutateci – per riprendere la metafora militare che abbiamo usato all’inizio – ad abbattere il fortino nel quale sono asserragliati coloro a cui le cose stanno bene così e che vogliono soltanto conservare posizioni di potere. Ora l’occasione per cambiare davvero c’è: sarebbe sciocco gettarla via».