Dal 2019 i salari hanno perso l’8,6% del potere d’acquisto. “Le pressioni al rialzo sul mercato dei beni energetici, generate dal conflitto in Medioriente, e la conseguente crescita dell’inflazione potrebbero, a seconda della persistenza di tale scenario, rallentare la fase di recupero o addirittura determinare un nuovo periodo di perdita del potere di acquisto”. A sottolinearlo è l’Istat nel rapporto annuale 2026 che registra come le retribuzioni contrattuali nel 2025 abbiano portato, per il secondo anno, a un recupero in termini reali, ma rimanga una perdita di potere d’acquisto dell’8,6% dal 2019. Anche nel ceto medio, il 16,1% delle famiglie dichiara di arrivare a fine mese con difficoltà.
Frena crescita occupazione, resta ritardo su media Ue. E sul fronte dell’occupazione, aggiunge Istat, nel 2025 l’occupazione in Italia prosegue la fase di espansione (+0,8 per cento), pur manifestando un progressivo rallentamento rispetto ai tassi di crescita del biennio precedente. Nel confronto di medio periodo (2019-2025), l’incremento degli occupati in Italia (+4,3 per cento) risulta superiore a quello ella Germania (+2,4 per cento), ma ancora inferiore rispetto a Francia (+6,4 per cento) e Spagna (+12,6 per cento).
Nel 2025, il confronto con le altre maggiori economie europee evidenzia per l’Italia “una performance economica inferiore alla Francia (+0,9%) e soprattutto alla Spagna (+2,8%), ma superiore a quella della Germania (+0,2%)”. Il mercato del lavoro, secondo l’istituto, “ha proseguito la fase di espansione, caratterizzata da un aumento dell’occupazione stabile e da una riduzione della disoccupazione, pur permanendo un ritardo nel tasso di occupazione rispetto alla media europea”. Sul fronte dei prezzi, il processo di stabilizzazione dell’inflazione, che risultava consolidato nel 2025, “è messo a rischio dalle nuove pressioni al rialzo sulle quotazioni delle materie prime energetiche, che potrebbero incidere negativamente sul potere d’acquisto e sull’attività economica”.

21 Maggio 2026
