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Domenica prossima il secondo turno delle elezioni comunali: ecco le proposte di Confesercenti al futuro sindaco di Torino

14 Giugno 2016

PREMESSA

Sono molte e gravi le problematiche che affliggono il mondo del commercio e del turismo: dall’eccessiva pressione fiscale alla sicurezza urbana, dal calo dei consumi all’inefficienza della pubblica amministrazione. Molte di esse hanno, però, un respiro nazionale e non ricadono sotto la diretta responsabilità dei sindaci.

Per questo, Confesercenti preferisce – in questa breve nota presentata ai due canditati che si contenderanno la carica di sindaco di Torino nel ballottaggio di domenica prossima, 19 giugno – concentrare la propria attenzione verso questioni sulle quali il sindaco ha diretta competenza.

IL CONTESTO

Le difficoltà che in questi anni di crisi hanno riguardato le categorie rappresentate da Confesercenti possono essere sintetizzate nei numeri sulla natimortalità delle imprese, pesantemente negativi dal 2008 in poi.

Qualche debole e isolato segnale positivo registrato negli ultimi mesi – ad esempio per quanto riguarda i consumi o l’occupazione – non può certo mitigare il prezzo pesantissimo che commercio e turismo hanno pagato in questi anni.

LE PROPOSTE

1. Snellimento burocratico / Il caso dei dehors

I rapporti non semplici con la pubblica amministrazione costituiscono uno degli elementi di preoccupazione – oltre che un costo aggiuntivo – per le imprese. Ci si limita a un solo caso che può assurgere ad esempio di ciò che non funziona in questo campo: i dehors dei pubblici esercizi.

Nel caso di quelli cosiddetti stagionali (montati, cioè, per non più di 270 giorni l’anno), l’operatore deve ogni anno ripresentare la pratica di concessione, anche se non è cambiato nulla dal punto di vista strutturale rispetto all’anno precedente. Sarebbe auspicabile eliminare questo inutile e pesante adempimento, dal momento che la pubblica amministrazione possiede già tutti i dati, limitando l’obbligo dell’operatore a una semplice comunicazione di installazione.

Nel caso dei dehors continuativi, per i quali è previsto il rilascio di una concessione quinquennale, è necessario comunque presentare ogni anno una comunicazione di rinnovo, la cui utilità francamente sfugge: andrebbe abolita.

In entrambi casi, poi, l’operatore deve dimostrare agli uffici comunali di essere in regola con la tassa rifiuti e con altri canoni: ma si tratta di dati che la pubblica amministrazione conosce. Perché chiederli all’imprenditore?

2. Imposte locali / Il caso della Tari 

I dati macroeconomici dimostrano che negli ultimi anni – complice anche la riduzione dei trasferimenti statali – proprio le imposte locali hanno avuto il maggiore incremento. Non fa eccezione la Tari, la quale ha un peso non indifferente specialmente per alcune categorie merceologiche e – in un confronto con altre grandi città – a Torino risulta essere fra le più onerose in termini assoluti.

Né può mitigare la gravità di tale situazione la parzialissima e limitata riduzione verificatasi lo scorso anno per alcuni settori merceologici. Alla luce di ciò, Confesercenti auspica i seguenti interventi.

–  Costo del servizio basato sull’effettiva produzione – Per la ristorazione e il settore degli alimentari si potrebbe pensare – in via sperimentale – a una quota fissa uguale per tutti e a una quota variabile legata all’effettivo volume dei rifiuti prodotti, ad esempio a peso o contando di numero degli svuotamenti dei cassonetti; si innescherebbe così anche un meccanismo di responsabilizzazione e premialità per gli operatori.

–  Compattatori sui mercati – Sui mercati un modo per ridurre i costi è quello di razionalizzare le modalità di trattamento dei rifiuti: piazzare i compattatori direttamente su ogni mercato eliminerebbe molti passaggi e quindi molti costi.

– Somministrazione: rivedere le superfici su cui calcolare la tassaPer le attività di somministrazione è necessario escludere dal conteggio tutte le superfici non destinate direttamente all’attività, come magazzini, laboratori, ecc. Oggi, invece, si prevede un unico computo della superficie che non tiene in considerazione le diverse destinazioni d’uso dei locali interni: di fatto, non esiste differenziazione tra cucine, magazzini, ingressi. Si proceda dunque a una revisione di tale principio e si consideri esclusivamente ai fini della tariffazione la superficie effettivamente destinata alla somministrazione. Un altro problema riguarda la “produttività” della metratura considerata per calcolare la Tari: se un ristorante è specializzato in banchetti o in cerimonie ha bisogno di spazi molto ampi, che tuttavia – proprio per le caratteristiche, anche “stagionali” del servizio offerto – non vengono utilizzati ogni giorno: ma, appunto, ciò che conta sono i metri e ciò rappresenta una evidente distorsione.

–  L’Amiat – Al di là di queste proposte specifiche, però, va sottolineato un dato più generale: ai fini del miglioramento del servizio e delle riduzione del peso della Tari su imprese a famiglie appare auspicabile una revisione del contratto di servizio che lega Amiat e Comune.

3. Posteggi dei mercati / Il caso Bolkestein

Entro la fine del 2016 saranno messe “a bando” le concessioni dei posteggi sui mercati sulla base dei principi previsti dalla normativa europea (la cosiddetta direttiva Bolkestein). I criteri emanati di recente dalla regione Piemonte paiono andare nel senso di garantire la continuità aziendale dei tantissimi operatori che vedono in tale continuità la loro vera ricchezza e a essa affidano la loro tranquillità. Al futuro sindaco si chiede di confermare tale linea in sede di emanazione del bando e dei criteri per la relativa domanda.

4. Accoglienza turistica / Il caso delle “guide” abusive

Fra i tanti fenomeni di abusivismo che danneggiano gli operatori regolari si segnala quello rappresentato da quanti svolgono, in modo continuativo o saltuario, l’attività di guida turistica senza alcuna autorizzazione. A Torino e provincia sono circa 500 le guide turistiche abilitate, quelle cioè che svolgono questa professione in regola con quanto prevede la legge: essere maggiorenni, possedere di un titolo di maturità valido per l’accesso alle facoltà universitarie, avere una buona conoscenza di almeno una lingua straniera e – soprattutto – frequentare un corso con prova di ammissione ed esame finale di abilitazione alla professione. Come tutti i fenomeni di abusivismo è difficile da quantificare, ma si può ipotizzare che esso riguardi in media il 30% del totale, con punte anche superiori  in occasione di mostre o eventi particolari, o in determinati periodi dell’anno. È necessario un rafforzato impegno da parte del Comune nella prevenzione e nella repressione di un tale fenomeno. Nello stesso spirito, va limitato al massimo – e comunque soltanto di fronte a verificate  urgenti necessità – l’impiego di volontari. Il volontariato rappresenta una risorsa importante ma, se utilizzato impropriamente, sottrae occasioni di lavoro ai professionisti come le guide abilitate, i tour operator e gli Ncc (noleggiatori con conducente); inoltre, esso non deve costituire un “sostituto di comodo” del personale dipendente delle istituzioni museali e culturali.

TORINO E IL TURISMO

A coronamento delle proposte appena illustrate si ritiene opportuno sottolineare un’esigenza di carattere più generale che riguarda il futuro di Torino. In questi anni la città si è caratterizzata sempre di più come meta turistica. Grazie all’impegno di tutti i soggetti – pubblici e privati – la caratura di Torino come città turistica è ormai assodata. In ciò il ruolo del commercio è stato e sarà essenziale. I dati delle presenze alberghiere dimostrano inoltre che Torino è in grado di attrarre visitatori in condizioni di “normalità”, vale a dire anche in assenza di appuntamenti particolari. Il che non significa che Torino non debba continuare a cogliere e a ideare un sempre maggior numero di occasioni ed eventi in grado di attrarre nuovo pubblico.

Nei prossimi cinque anni il lavoro sin qui svolto va consolidato attraverso un migliore coordinamento fra gli operatori economici, i poli museali e il Comune, vincendo anche le resistenze di una parte della città. Turismo, cultura, enogastronomia sempre di più dovranno rappresentare uno dei pilastri essenziali dell’economia cittadina: un risultato, questo, che la nostra città ha tutti i numeri per ampliare e consolidare.

 

TORINO E LA MOVIDA

Ciò che per sintesi e comodità si definisce “movida” ha contribuito in questi anni a cambiare la vecchia immagine di una Torino grigia e poco attraente. Inoltre, rappresenta un comparto in crescita composto di centinaia di imprese che sviluppano fatturato e creano occupazione.

Confesercenti si è sempre schierata contro le degenerazioni della movida rappresentate da comportamenti maleducati e scorretti di quanti fuori dai locali schiamazzano (o peggio) in piena notte, arrecando disturbo e disagio ai residenti. Per questo ha sempre incoraggiato “buone pratiche” (come l’intesa raggiunta fra Comune e i locali di piazza Vittorio Veneto) e ha auspicato un potenziamento delle attività di prevenzione e controllo, così come il dialogo con i residenti.

Con la stessa risolutezza, però, ritiene inaccettabile che, da parte di una minoranza dei residenti stessi, si tenti di bloccare ogni attività e ogni iniziativa. Atteggiamenti del genere, infatti, oltre a mettere a rischio le attività economiche, rischiano di vanificare l’impegno e il lavoro di tutti per rendere sempre più viva e attrattiva la città.