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Prezzi, Istat: nel 2025 crescita dell’1,5%. Confesercenti: “Livello moderato, ma gli aumenti più sostenuti si sono concentrati su spese essenziali e ricorrenti: prodotti alimentari, energetici, tariffe

07 Gennaio 2026

Nel 2025 l’inflazione torna ad accelerare: i prezzi al consumo crescono in media dell’1,5%, dal +1,0% del 2024. Un livello che, nel complesso, resta moderato e che si accompagna a una dinamica di fondo sostanzialmente stabile, ma preoccupa la distribuzione degli aumenti, che si concentrano su spese essenziali e ricorrenti, dagli alimentari ai servizi legati alla mobilità, con effetti immediati sulla percezione del caro-vita.

Così Confesercenti commenta le stime preliminari Istat dell’inflazione a dicembre.

Nel corso dell’anno appena concluso la dinamica dei prezzi è infatti più sostenuta proprio per alcune voci essenziali. I prodotti alimentari e le bevande analcoliche aumentano in media del +2,9% (dal +2,4% del 2024); le spese sanitarie +1,5%, in linea con l’anno precedente. Pesa, inoltre, la componente energetica regolamentata, tornata in positivo (+16,2%) dopo il -0,2% del 2024, contribuendo a mantenere alta l’attenzione su bollette e tariffe.

In generale, nel 2025 i prodotti ad alta frequenza segnano un incremento medio del +2,0%; soprattutto accelera la media frequenza, che sale a +1,6% dopo il +0,2% del 2024. La bassa frequenza, invece, resta molto più contenuta (+0,2%). La pressione non riguarda dunque solo il carrello di tutti i giorni, ma si estende a una fascia di spese ricorrenti che le famiglie comprimono poco e rinviano con difficoltà, dalle tariffe e utenze ad alcune voci di cura e assistenza. Il quadro di fine anno è coerente con questa lettura. A dicembre 2025 l’indice generale è stimato in aumento dello 0,2% su novembre e dell’1,2% su base annua (da +1,1% di novembre). La lieve accelerazione tendenziale è dovuta soprattutto al rialzo dei servizi relativi ai trasporti (da +0,9% a +2,6%) e al rafforzamento dei prezzi dei beni alimentari, sia non lavorati (da +1,1% a +2,3%) sia lavorati (da +2,1% a +2,6%).

“Quando gli aumenti si concentrano sulle spese essenziali e si allargano alle uscite ricorrenti, la conseguenza è una maggiore prudenza: si rinvia la spesa discrezionale e la domanda interna fatica a riprendere slancio”, commenta Confesercenti. “In una fase in cui i consumi restano sotto i livelli necessari a una ripartenza robusta, questa dinamica può continuare a raffreddare la dinamica delle famiglie. Il rischio è che le previsioni del DEF possano rivelarsi ottimistiche. Il rientro dell’inflazione degli ultimi due anni, inoltre, è stato favorito anche dal venir meno di alcune spinte straordinarie, a partire dalla normalizzazione dell’energia. Non deve, però, essere preso per acquisito: oggi le condizioni di fondo stanno cambiando: il tema dei costi torna centrale e, in un contesto internazionale più competitivo e aggressivo sui prezzi, diventa decisivo contenere i costi di produzione e recuperare efficienza, riducendo il rischio che eventuali tensioni si scarichino sui listini”.